Il significato del sogno
Pierre CodoniDa sempre e in ogni luogo, gli uomini si sono interrogati sui loro sogni. Mitologie, divinazioni e religioni di qualsiasi civiltà si sono occupate del sogno, facendovi riferimento in modo allegorico o diretto e giungendo persino ad utilizzarlo per fini concreti. Tuttavia, spetta a Freud il merito di aver scoperto e formulato il significato personale del sogno, la sua origine infantile e sessuale e la sua dimensione inconscia.
Il 28 maggio 1899, annunciando a Fliess l’intenzione di pubblicare L’interpretazione dei sogni, Freud gli confida: "è la migliore scoperta che ho fatto e probabilmente anche l’unica che mi sopravviverà"1. Il libro, pubblicato nel 1900, segna la rottura dell’itinerario neuroscientifico di Freud, iniziato nel 1877 e culminato nel 1895 con il Progetto di una psicologia (in un primo tempo intitolato Psicologia ad uso dei neurologi!). Rivoluzionaria per svariate ragioni, L’interpretazione dei sogni lo è soprattutto perché fornisce una definizione e un modello in merito a una categoria inedita del pensiero, lo psichico, distinto dal mentale, quale è inteso dalla psicologia e dalla psichiatria del XIX secolo, e perché inaugura un metodo originale per investigarlo: le associazioni libere. Ed è rivoluzionaria anche perché, per porre le basi di quel che diventerà la metapsicologia, vale a dire la sistematizzazione dei fenomeni psichici in un modello teorico, Freud si basa su una produzione fisiologica, comune a tutti gli uomini, il sogno, e non sulla psicopatologia, che pure era al centro delle sue ricerche e della sua pratica. Così facendo, Freud rompe la barriera tra il patologico e il normale, prefigurando il "nastro psichico" di cui Fanti amava parlare nel modo seguente: "l’uomo oscilla naturalmente e perennemente tra: normalità – nevrosi – psicosi"2.
Vale la pena di soffermarsi sullo svolgimento delle scoperte di Freud riguardo al sogno, tra il 1895 e il 1900. Il percorso associativo del suo pensiero, le tappe e i passaggi che esso supera, sono estremamente rivelatori per la comprensione corretta della nascita della psicoanalisi. In effetti le ricerche freudiane percorrono progressivamente ed articolano sinapticamente: nevrosi – sessualità infantile – sogno – psichismo – inconscio e metodo psicoanalitico. Ci si rende conto perciò che, cercando di svelare il mistero delle nevrosi e prendendo atto del ruolo primario della sessualità infantile nella loro genesi, Freud scoprì il senso nascosto del sogno; ed è lo studio dei sogni – dei suoi sogni e di quelli dei suoi pazienti – che gli permise di scoprire la dimensione psichica, in particolare l’inconscio, e gli diede la soluzione psicoanalitica delle nevrosi.
Da parte mia, in seguito alle innovazioni tecniche e alle messe a punto teoriche di Fanti, mi occupo assiduamente del sogno da più di trent’anni, attribuendogli un posto centrale nella mia pratica quotidiana delle sedute lunghe così come nella mia autoanalisi quotidiana. Possiedo parecchie serie oniriche, ciascuna delle quali va da trecento a più di duemila sogni e si scagliona nell’arco di circa trent’anni. In effetti, in psicoanalisi in sedute lunghe, una volta terminata l’analisi, molte persone proseguono il lavoro di conoscenza di se stesse scrivendo ogni giorno un diario e, di tanto in tanto, un sogno. Inoltre, in un qualsiasi momento della vita, ogni persona ha la possibilità di fare "sedute di richiamo"3, per fare il punto della situazione, approfondire e ampliare questo o quell’aspetto della sua analisi, un certo schema ripetitivo o un certo evento sintomatico. In questo lavoro di richiamo, lo studio di alcuni sogni e l’ascolto di registrazioni di sedute precedenti offrono punti di riferimento determinanti e costituiscono una risorsa decisiva per recuperare o rafforzare l’omeostasi psicobiologica. Le serie oniriche così ottenute permettono una ricerca affascinante sull’evoluzione dei sogni nel corso degli anni, sul contesto psicosomatico del loro insorgere, sulle modificazioni della loro forma, espressione e contenuto, sulla ripetitività di alcuni loro temi e sentimenti, sulla loro ciclicità o la loro estinzione.
L’obiettivo che mi prefiggo in questo lavoro è di darvi un’idea del sogno a un tempo semplice e scientifica, in modo che vi resti qualcosa di pratico e concretamente utile nella vita. Considererò il significato del sogno secondo un doppio movimento: in primo luogo partendo dall’inconscio, e mostrando che il sogno ne è l’attività principe, che il lavoro del sogno non solo si confonde in gran parte con i processi inconsci, ma che costituisce il cuore della vita psichica; in secondo luogo partendo dai sogni, intesi come manifestazioni privilegiate dell’inconscio a livello preconscio-conscio, messinscene deformate la cui comprensione richiede un’interpretazione.
Avete tutti letto da qualche parte o sentito dire che, per Freud, il sogno è la via regia che porta all’inconscio. Ora, quest’asserzione non solo è inesatta, ma è anche poco felice, per non dire pericolosa, rispetto alla realtà delle cose. La citazione esatta di Freud è la seguente: "L’interpretazione del sogno è la via regia che porta alla conoscenza dell’inconscio nella vita psichica"4. In altri termini, è l’interpretazione dei sogni che dovrebbe darci la possibilità di familiarizzare con la nostra vita psichica e, quindi, permetterci di afferrare l’inconscio.
Ma che cosa è la vita psichica? Come ho appena detto, lo psichismo è freudiano, sia nella sua scoperta che nella sua sistematizzazione; è l’ambito specifico della psicoanalisi, il suo campo d’azione e d’intervento proprio, il suo oggetto di studio esclusivo basato sul metodo delle associazioni libere. Il modello teorico che ne consegue, o metapsicologia, permette di riconoscere, valutare, repertoriare i fatti psichici e tracciare la griglia di una nosologia originale dei disturbi nevrotici e psicotici. Lo psichico si distingue dal mentale, le cui funzioni cognitive, intellettuali, immaginative, di memoria e di affetti sono direttamente legate al cervello, da cui dipendono interamente. Beninteso, questo non significa che lo psichico non sia in relazione con il sistema nervoso centrale; esso è in interazione costante con il corpo, dunque con il cervello, nei suoi diversi livelli strutturali: sistemico, organico, tissutale, cellulare, molecolare, atomico, particellare... energetico; ne è informato e lo informa in permanenza. Ma il mentale è l’ambito specifico della psicologia, della psichiatria e delle neuroscienze. È interessante notare che, ancora oggi, come all’epoca in cui Freud delineava il suo Progetto, queste discipline non sono dotate di un modello teorico sui generis, di un quadro epistemologico preciso del funzionamento mentale. Tale lacuna si va colmando, da una decina d’anni, con lavori di neuro-fisiopatologia condotti da vari ricercatori, tra cui in particolare Mark Solms5, Joseph LeDoux, Antonio Damasio, Jaak Panksepp, Vilayanur Ramachandran, Eric Kandel. Ora, cosa interessante, questi ricercatori arrivano alla conclusione che il modello metapsicologico di Freud "rappresenta ancora il modo più coerente e più soddisfacente, da un punto di vista intellettuale, di concepire il funzionamento mentale"6. Si vanno così formando, un po’ ovunque, gruppi interdisciplinari di neuroscienziati e psicoanalisti, che tentano di stabilire concordanze tra i processi inconsci, definiti da Freud, e certi processi inerenti alle reti complesse formate dalle sinapsi neuronali. È nata una nuova scienza: la neuropsicoanalisi!
Ma torniamo allo psichismo. Si distinguono tre livelli di organizzazione dei fatti psichici: il conscio, il preconscio e l’inconscio.
Il conscio riguarda il pensiero in quanto oggettivante sia le sue proprie ideazioni ed emozioni, sia i fenomeni della realtà esterna. Il conscio appartiene, dunque, più all’investigazione psicologica che a quella psicoanalitica, a eccezione delle prese di coscienza, che prolungano certi passaggi alla coscienza scaturiti dall’elaborazione associativa e segnano l’autenticità di un fatto psichico non riconosciuto o non accettato fino a quel momento, dimenticato o anche rimosso.
Il preconscio riguarda i processi del pensiero e dell’affettività che non sono attualmente consci e che non lo diverranno forse mai, ma che restano comunque a disposizione costante del conscio. Questi processi corrispondono dunque ai fatti psichici a ogni istante oggettivabili, ma non attualmente oggettivati dal pensiero. Ne abbiamo tutti un’esperienza diretta in alcune particolari situazioni di dimenticanze, che si esprimono d’altronde con frasi quanto mai esplicite quali: "è sulla punta della lingua", "mi sfugge in questo momento", "mi verrà in mente". Situato tra l’inconscio e il conscio, il preconscio è stato a lungo minimizzato, assimilato talvolta all’uno, talvolta all’altro. Con le sedute lunghe e i supporti tecnici, il preconscio acquista rilievo e svela la sua posizione di crocevia di informazioni e la sua funzione di memoria specifica. Esso si presenta come una piattaforma girevole psico-neurobiologica, un luogo sinaptico di scambio, di legame e di organizzazione di informazioni di tutti i tipi. Queste informazioni giungono in permanenza dall’inconscio, vale a dire dalla nostra memoria rimossa della vita utero-infantile e della filogenesi, particolarmente attiva nel corso del sonno-sogno; ma provengono anche dal corpo tutto intero, dalle nostre cellule, e dal mondo esterno a partire dagli organi di senso. Tutte queste informazioni vengono rimescolate e legate dal preconscio secondo somiglianze, corrispondenze e affinità elettive, per farne catene significative di temi, che ho definito "oggetti preconsci"; questi si elaborano in abbozzi di idee, immagini, emozioni, parole, azioni, a disposizione del sistema nervoso centrale. Come avrete intuito, il preconscio è il campo privilegiato delle associazioni libere e il terreno precipuo dell’investigazione psicoanalitica, e dunque dello studio del sogno. È a questo livello che si colloca il lavoro associativo dell’analizzato, cioè la verbalizzazione della sua storia attuale e passata, la trama della sua vita che egli racconta lasciandosi andare, incominciando da una cosa qualunque, da una persona qualunque e procedendo verso un punto qualunque; è qui che hanno origine elaborazioni, abreazioni e passaggi alla coscienza, che costituiscono il vero e proprio lavoro di rievocazione, il quale viene a correggere o epurare gli pseudo-ricordi d’infanzia. È altresì a questo livello che si colloca il lavoro dell’analista di attenzione fluttuante, di ascolto neutro, di reperimento associativo della sovradeterminazione, lungo le linee di forza, verso i determinanti inconsci (vissuti e desideri utero-infantili), e infine di ordinamento del materiale in equazioni che fungono da base adeguata agli interventi sinaptici e al loro effetto catalizzatore.
Quanto all’inconscio, esso rappresenta il terzo livello di organizzazione dello psichico. Ipotesi di lavoro su cui Freud ha giudiziosamente costruito un modello, l’inconscio non si lascia cogliere facilmente, eppure è reale quanto una sbarra di ferro. Prova ne sono le ripetizioni, che scandiscono la vita a nostra insaputa, sin dalla prima infanzia. Ma l’inconscio è per l’appunto inconscio, vale a dire che appartiene a un altro livello di realtà, a una dimensione che ci sfugge totalmente e obbedisce a leggi completamente differenti da quelle che reggono il nostro mondo psicomateriale. Questo vuol dire, anche, che l’inconscio è irraggiungibile, inafferrabile e dunque incontrollabile, che la rappresentazione che possiamo farcene e la conoscenza che possiamo averne sono molto approssimative e restano, in ogni caso, senza effetto su di esso, che pur ne è puntualmente informato.
Vorrei aprire qui una parentesi storica, che ci aiuterà forse ad avere un’idea un po’ più esatta della natura dell’inconscio. Al tempo in cui Freud faceva le sua favolose scoperte sul sogno e sull’inconscio, alcuni fisici (Planck, Bohr, Schrödinger, Heisenberg, Dirac e altri) mettevano in evidenza i processi dei quanti e definivano matematicamente i campi subatomici, pur tuttavia imperscrutabili, studiandone le manifestazioni al nostro livello di realtà. Di rimando, le equazioni che essi stabilivano (fondate, lo ripeto, sull’imperscrutabile, su potenzialità energetiche appartenenti a un mondo non misurabile) rendevano possibili scoperte e applicazioni fantastiche, come la conducibilità elettrica, la radioattività, i transistor, i superconduttori, ecc. In altri termini, contemporaneamente e senza nulla conoscere dei rispettivi lavori, Freud e i fisici dei quanti hanno definito un’altra dimensione, retta da leggi che non hanno nulla a che vedere con quelle del nostro universo, ma che hanno permesso di rivoluzionare la psicologia e la tecnologia. E, cosa ancor più straordinaria, le leggi che Freud ha postulato per specificare il processo primario che caratterizza il funzionamento dell’inconscio, sono identiche alle leggi che i fisici dei quanti hanno calcolato matematicamente per caratterizzare i campi subatomici. È quanto il mio amico Charles Lasquier ha chiamato "la coincidenza storica".7
Semplificando e attenendomi all’inconscio freudiano, tali leggi, alla luce del modello che Fanti ha chiamato Organizzazione energetica del vuoto, possono essere così formulate:
1) L’inconscio è animato da un’energia libera che si sposta e si condensa in totale autonomia, si espande o si raccoglie indifferentemente, distribuisce e scambia, senza limitazione alcuna, le informazioni che veicola; ciò significa che l’inconscio tende verso l’infinito e che infinite sono le sue potenzialità.
2) Da una certa soglia di accumulazione e di concentrazione delle informazioni (tensione), questa energia si scarica immediatamente (principio di piacere), attualizzando eventualmente alcune di quelle potenzialità informative al nostro livello di realtà psicomateriale, che esiste grazie a esse; ciò significa che psichicamente e psicobiologicamente noi dipendiamo interamente dall’inconscio, di cui non siamo altro che effimeri lampi.
3) Le proprietà dell’inconscio sono: l’assenza di tempo, di spazio, di logica in tutte le sue forme, di negazione; la coesistenza dei contrari, delle contraddizioni e dei molteplici. Ne deriva che per quanto riguarda il suo inizio, la sua evoluzione e la sua fine, il problema non si pone, né si inscrive tra le probabilità delle nostre leggi universali.
Da questo approccio all’inconscio come sistema psichico sorgono tre quesiti che, come vedremo, implicano inevitabilmente il sogno: qual è il contenuto dell’inconscio? Come cogliere l’inconscio? È possibile influenzarlo?
Partirò dalla risposta al secondo quesito: come possiamo farci un’idea dell’inconscio? Giacché, come avrete capito, l’inconscio, essendo inconscio, si inscrive a un livello di realtà totalmente estraneo al nostro mondo, e lo si può pertanto cogliere soltanto attraverso le sue manifestazioni.
L’inconscio alimenta permanentemente la nostra vita psicobiologica: tutti i nostri pensieri, emozioni e azioni in un modo o nell’altro provengono da esso e vi sono riconducibili associativamente; ma esistono manifestazioni privilegiate dell’inconscio, attualizzazioni in cui esso è come preso in trappola e in cui lascia trasparire l’ombra del suo contenuto. Innanzitutto abbiamo il sogno, che approfitta del sonno per ripetere la storia segreta delle nostre origini, l’intimità rimossa della nostra vita uterina e della prima infanzia. Poi ci sono le ripetizioni, felici e infelici, che costellano od ordiscono la vita e che, a nostra insaputa, fabbrichiamo per scaricare, quando occorre e secondo il loro schema originale, le gratificazioni e frustrazioni infantili. Ovviamente ci sono poi i sintomi nevrotici, con le angosce più o meno ossessionanti, le paure spesso fobiche e le somatizzazioni fluttuanti. Infine ci sono gli atti mancati e altri lapsus, le dimenticanze e gli errori di tutti i tipi, i motti di spirito... tutte quelle curiose menzogne della vita quotidiana che si danno tanta pena per nascondere una verità che poi esse stesse svelano tutt’a un tratto.
Ciò nonostante, anche nelle sue manifestazioni privilegiate, l’inconscio non si rivela tale e quale. Il suo contenuto deve subire un lavoro di deformazione per passare nella nostra dimensione e deve essere oggetto di un’elaborazione secondaria per conformarsi alle esigenze della realtà psicomateriale. Per esempio, il delirio e le allucinazioni della psicosi, che rappresentano irruzioni più o meno dirette dell’inconscio nel preconscio-conscio, non sono sostenibili psichicamente né sociopsicobiologicamente. Quando si parla del lavoro di deformazione, di solito si insiste sui suoi aspetti di camuffamento o di travestimento. Di fatto, si tratta piuttosto di un lavoro di trasposizione o, meglio ancora, di trasmutazione, in quanto vi è la trasformazione di una realtà in un’altra di natura totalmente differente, un passaggio irreversibile da uno stato in cui l’energia possiede una libertà assoluta di movimento e infinite potenzialità, a uno stato in cui essa si trova legata in attualizzazioni psicobiologiche dalle probabilità determinate e relative.
Il lavoro di deformazione utilizza quattro procedimenti per permettere ad alcune potenzialità o informazioni inconsce di attualizzarsi, vale a dire di realizzare il salto della trasmutazione e di superare il più possibile in incognito le censure tra l’inconscio e il preconscio-conscio: 1) la simbolizzazione, che consiste in una trasposizione analogica, spesso convenzionale, che si avvale della stilizzazione; 2) la drammatizzazione, che regola una trasposizione attraverso una messa in scena; 3) la considerazione della raffigurabilità, che assicura una trasposizione in immagini soprattutto visive (ma anche uditive, olfattive, tattili o gustative); 4) la considerazione dell’intelligibilità, che garantisce una trasposizione in un insieme coerente e sensato.
Il lavoro di deformazione prosegue a livello del preconscio, che deve assicurare l’adattamento dei derivati dell’inconscio al nostro livello di realtà, in particolare allo spazio, al tempo, alla logica matematica e sintattica, al principio di non contraddizione, alla morale. È l’elaborazione secondaria che stabilisce "legami" (Freud), sinapsi, connessioni e concatenazioni tra i messaggi scaturiti dall’inconscio e le informazioni di alcune esperienze della vita memorizzate dal preconscio. Così, si creano catene associative che formano insiemi via via più stabili, i quali, trattati al livello mentale, daranno luce ai processi del pensiero, dell’ideazione, della spiritualità, dell’immaginazione, della creazione artistica, dell’affettività, del linguaggio e della motricità.
Si comprende meglio, ora, la natura associativa del preconscio, il suo ruolo essenziale nelle connessioni tra le informazioni in virtù di corrispondenze reciproche; così come la sua funzione determinante nella transcodifica delle informazioni provenienti dall’inconscio e la loro articolazione a quelle provenienti dalla realtà psicocorporea e da quella circostante; e se ne scorge l’utilità tecnica per l’analista come griglia di tracciamento e di decifrazione delle sequenze associative significanti. L’interpretazione dell’inconscio al livello del preconscio, così, non dipende più che dall’impostazione del modello metapsicologico e dall’esperienza clinica, che confermano o infirmano il valore dei referenti psichici individuati nel materiale dell’analizzato. Questi referenti psichici, che ho chiamato "oggetti preconsci", sono costituiti da temi o soggetti privilegiati, che tendono cioè a ripetersi in uno stesso contesto associativo nel corso delle sedute; alcuni di questi temi o soggetti presentano rapporti costanti di equivalenza tra di loro e formano così vere e proprie equazioni; l’elaborazione associativa di questi temi, o equivalenti equazionali, conduce all’evidenziazione di "oggetti inconsci", che condensano dei vissuti interiorizzati (memorizzati nell’inconscio) nel corso della vita utero-infantile e dei desideri di natura sessuale e aggressiva.
E si comincia a comprendere il doppio movimento in base al quale considero il significato del sogno: in primo luogo, nel lavoro del sogno propriamente detto, esso funge da attivatore di oggetti inconsci che mettono in circolazione alcune delle loro informazioni utero-infantili, le quali alimentano gli oggetti preconsci e, per loro tramite, la nostra vita psico-neurobiologica; in secondo luogo, nel lavoro di analisi, esso funge da stimolatore dell’elaborazione associativa e da attivatore di oggetti preconsci che, facilitando il ritorno del rimosso a partire dai corrispondenti oggetti inconsci, favoriscono i passaggi alla coscienza specifici dell’inconscio.
Ecco, per esempio, il sogno di una donna cinquantenne.
"Assisto a una rappresentazione teatrale in un grande prato circondato da alberi verdi. Sono nuda, seduta sul bordo rinforzato di un puf color crema. Mi tengo ben dritta perché le mie natiche tendono a scivolare all’indietro, attratte verso la parte molle del puf. Mantenere questa posizione è al tempo stesso eccitante e snervante. Porto grossi occhiali da sole, un modello degli anni cinquanta. L’attrice principale mi guarda con malizia, come se volesse comunicarmi qualcosa. A un tratto, mi mostra la lingua. Mi dico che la rappresentazione teatrale sta per volgere alla fine e che bisognerà chiamare un taxi".
L’elaborazione associativa di questo sogno, che l’analizzata ha ripreso spontaneamente, durante alcune sedute, le ha fatto rivivere una serie di eventi che costellano la sua vita, fino a scene della prima infanzia, e le ha richiamato certi fantasmi, alcune fotografie studiate e sequenze di altri sogni, essenzialmente centrati su temi relativi alla sessualità e alla femminilità; i personaggi menzionati, uomini o donne, riconducono invariabilmente, alla madre; l’azione comune alle differenti situazioni evocate si rapporta al piacere di toccare, di succhiare e alla masturbazione; le parti corporee più spesso implicate sono la bocca, i seni e le natiche; la geografia descritta mette sempre in evidenza un elemento naturale (erba, terra, acqua) al quale è immediatamente associato un elemento del corpo materno (pelle, pancia, occhi); la tonalità affettiva delle descrizioni è caratterizzata da un misto di eccitazione ludica, dolcezza e nostalgia. È importante sottolineare che la maggior parte di queste particolarità associative è corroborata dallo studio delle fotografie, in particolare da una decina di fotografie, che raffigurano l’analizzata bebè, nelle braccia della madre, che la sta allattando sotto un pergolato.
A proposito di questa elaborazione onirica, vorrei accennare a come l’attualità, in particolare quella del lavoro analitico, incida sul sogno. Ovviamente gli eventi attuali non influenzano in alcun modo il contenuto latente o inconscio del sogno. Essi sono da prendere in considerazione soltanto a livello preconscio, nel lavoro di deformazione abbinato all’elaborazione secondaria, e partecipano alla costruzione del contenuto manifesto del sogno, vale a dire alla formazione dello scenario onirico quale si presenta al risveglio o quale è raccontato in seduta. Riprendiamo l’esempio citato: il giorno precedente il sogno, l’analizzata aveva ricevuto una telefonata dalla madre che, ridendo, aveva così commentato un film comico: "Ti sarebbe piaciuto molto, soprattutto una scena buffa che si svolgeva in campagna e che mostrava uno spasimante respinto imprecare in pieno sole contro un taxi che non arrivava".
Si nota immediatamente che l’atmosfera generale, così come certi dettagli della telefonata, si ritrovano, praticamente tali e quali, nel contenuto manifesto del sogno. In questo caso, si ha persino l’impressione che la comunicazione telefonica sia servita a stimolare un clima sessuale infantile, prima di partecipare alla sua riorganizzazione preconscia. Di fatto, l’elaborazione congiunta del sogno e del contenuto telefonico conferma che le due situazioni hanno implicato e motivato oggetti preconsci in risonanza fattuale e affettiva con gli stessi oggetti inconsci, vale a dire con vissuti e desideri utero-infantili identici.
Pertanto, in virtù di concordanze inconsce rivelate a posteriori dall’elaborazione associativa, una scena o un dettaglio della vigilia viene utilizzato dal lavoro del sogno per facilitare il passaggio alla coscienza dello scenario latente del sogno, travestendolo e rendendolo il più insignificante possibile. Ed è così anche per certe sequenze o temi del materiale dell’analizzato, nonché per certi punti di un intervento dell’analista, che riappaiono nel sogno verbalizzato il giorno seguente, e che costituiscono la prova del loro adeguamento a oggetti inconsci che si stanno schiudendo. Questi elementi delle ventiquattro o quarantotto ore precedenti la notte del sogno che si ritrovano, il più delle volte all’insaputa dell’analizzato, nel contenuto manifesto del sogno, sono chiamati "resti diurni". Essi offrono un’importante indicazione circa i vissuti utero-infantili riattivati nel corso del sogno e i desideri sessuali e aggressivi che vi si trovano realizzati. Quanto ai resti diurni in rapporto alla situazione analitica e, in particolare, a quelli che riprendono certi dettagli di interventi, essi danno all’analista punti di riferimento preziosi sulla qualità associativa, l’avanzamento del lavoro e l’impatto transferale nell’analisi delle ripetizioni vitali.
Riassumendo: con questa elaborazione associativa, considerata nell’insieme della storia dell’analizzata come nelle circostanze attuali, l’analista sa che questo sogno esprime, in modo particolare, vissuti e desideri inconsci dello stadio orale (i primi quindici mesi di vita); può persino precisare che si tratta del periodo fusionale (i primi sei mesi), nel corso del quale il bebè e la madre formano un tutto psicobiologico in cui il padre non rientra; sa anche che l’inconscio ha memorizzato la madre buona, cioè una madre presente, attenta ai bisogni e ai ritmi del bambino, che condivide amorevolmente con lui tenerezza e piacere; infine, visualizza più chiaramente la compiacenza somatica all’origine di alcuni sintomi isterici, in particolare cutanei e riesce al tempo stesso a inquadrare la componente abbandonica di questa donna.
Posso ora rispondere al primo quesito, formulato in precedenza: qual è il contenuto dell’inconscio? Spetta a Fanti il merito di aver definito entità strutturali, che ho chiamato "oggetti inconsci", per spiegare l’economia dei processi d’investimento (spostamenti-condensazioni) che si producono in seno all’energia elementare dell’inconscio. In realtà, le rappresentazioni e gli affetti postulati da Freud sono unità funzionali troppo elementari: esse non hanno una sufficiente complessità informativa o mnemonica, né la compattezza operativa per rendere conto di progetti pulsionali, come quelli che conducono ai desideri inconsci, ai meccanismi di difesa e ai fantasmi; orbene, questi schemi pulsionali presiedono al funzionamento dell’inconscio e dello psicobiologico, alla genesi del sogno, dell’aggressività e della sessualità, e della nevrosi in genere. È un po’ come se ci si attenesse alle particelle e agli atomi, scotomizzando le molecole, per comprendere e spiegare la complessità, nonché la coerenza, dei processi fisico-chimici che rendono possibile la vita biologica.
Gli oggetti inconsci costituiscono le entità strutturali veramente funzionali e operanti nello psichismo e nello psicobiologico. Essi veicolano esperienze pulsionali memorizzate nel corso della vita parentale e ancestrale (nuclei filogenetici), durante la vita uterina e i primi mesi (tracce mnestiche), durante l’ontogenesi (vissuti interiorizzati propriamente detti). Gli oggetti inconsci contengono così la memoria filo-ontogenetica, vale a dire le informazioni provenienti dalla nostra eredità psichica e quelle generate da certe esperienze, da certi vissuti lieti o tristi della nostra vita utero-infantile. Per il feto e per il bambino piccolo, la felicità e l’infelicità corrispondono ai soddisfacimenti e alle frustrazioni, alle eccitazioni e al loro placarsi, in definitiva ai piaceri e dispiaceri che si coniugano secondo due attività fondamentali: l’aggressività e la sessualità. Gli oggetti inconsci sono in interazione energetica costante con il somatico e, dal punto di vista psichico, alimentano in permanenza il preconscio. Questo flusso continuo di informazioni, proveniente dall’inconscio, è considerevolmente rafforzato durante il sonno, nel corso del sogno. È quanto vedremo affrontando il contenuto dinamico dell’inconscio.
Il contenuto dinamico dell’inconscio concerne i desideri, le difese e i fantasmi. La nozione di desiderio è una delle più difficili da definire in psicoanalisi, a meno che non lo si faccia in modo poetico. Con il modello energetico e strutturale di Fanti, completato dalla nozione di oggetti inconsci, il compito diventa più facile. Le forze in gioco tra gli oggetti inconsci, come tra questi e il resto dello psichismo, il corpo o il mondo esterno, sono le pulsioni che, ripeto, sono essenzialmente aggressive e sessuali e hanno il piacere come solo e unico scopo. Un oggetto attivato, vale a dire carico energeticamente o messo in tensione, si disattiva generando pulsioni che ne assicurano la scarica, sinonimo di piacere. L’insieme particolare delle pulsioni aggressive o sessuali mobilitate da un oggetto inconscio attivato per disattivarsi, costituisce precisamente il desiderio, la sua nascita e la sua realizzazione. Come le pulsioni di cui sono espressione, i desideri sono aggressivi o sessuali. L’attivazione-disattivazione degli oggetti inconsci, vale a dire la nascita-realizzazione dei desideri, avviene in permanenza, ma si trova potenziata durante il sonno. Ora, questa accensione notturna dei desideri inconsci e la loro realizzazione formano l’essenza stessa del sogno, la sua natura intima e la sua funzione vitale.
Per quanto riguarda le difese, dirò semplicemente che esse provengono fisiologicamente dal turnover dei desideri: esse corrispondono agli insiemi pulsionali mobilitati per controllare, in modo specifico, la nascita dei desideri inconsci, la loro intensità e la qualità della loro realizzazione. Come i desideri, le difese sono inconsce, di natura aggressiva e sessuale, e specifiche di questo o quello stadio dello sviluppo utero-infantile.
Quanto ai fantasmi, si è soliti dire che essi rappresentano compromessi tra i desideri e le difese. Da parte mia, con una formula un po’ lapidaria sottolineerei che il desiderio, essenzialmente pulsionale nella sua spinta e nella sua meta, è una questione di piacere, mentre il fantasma esprime il desiderio nel suo legame residuale con il contenuto degli oggetti inconsci, veicola cioè frammenti dei vissuti utero-infantili da cui proviene. Come il sogno, ma in modo meno deformato, il fantasma mantiene in scena certe esperienze aggressive e sessuali onto-filogenetiche, in modo da tener vivi i desideri implicati.
Devo ancora rispondere al terzo quesito riguardante l’inconscio: è possibile avere un qualsiasi effetto su di esso? Come ho detto precedentemente, l’inconscio essendo inconscio e appartenendo a una dimensione sulla quale possiamo fare solo ipotesi, non abbiamo alcuna presa diretta su di esso, anche se quelle ipotesi ottengono una verifica nella pratica e presentano persino una coerenza scientifica. Ho tentato anche di mostrare che il lavoro analitico è associativo e si svolge a livello del preconscio, sia per l’analizzato che per l’analista. A poco a poco, questo lavoro associativo induce una permeabilizzazione del preconscio, apre dei varchi che facilitano il passaggio delle informazioni inconsce attraverso le censure. La distensione e l’equilibramento del preconscio si ripercuotono dunque indirettamente sull’inconscio. In realtà, si tratta di una questione di tensione dell’energia tra i due sistemi di memoria: tutto avviene come se l’abbassamento di tensione del preconscio creasse un richiamo di energia o di informazioni inconsce per mantenere l’omeostasi psichica. Ora, il sogno gioca sui due campi: da un lato, l’elaborazione associativa del sogno favorisce la distensione del preconscio, soprattutto nelle sedute lunghe, dove il sogno ha il tempo di farsi sognare a occhi aperti; dall’altro, come abbiamo appena visto a proposito degli oggetti inconsci, il sogno è una vera e propria pompa di desideri che libera l’aggressività e la sessualità utero-infantili e mette a disposizione del preconscio le loro informazioni vitali.
Giunti a questo punto, si impone una definizione del sogno. Avrei anche potuto cominciare da qui, ma ho preferito fare questa incursione metapsicologica affinché scopriste che il paesaggio del sogno si confonde con la psicoanalisi stessa, con le associazioni libere, con lo psichismo, il preconscio e l’inconscio, il desiderio, l’aggressività e la sessualità, la vita uterina e infantile.
Quanto al sogno, esso si definisce nel modo seguente:
Il sogno è la ripetizione inconscia di vissuti interiorizzati dalla fecondazione ai cinque anni e la realizzazione inconscia di desideri aggressivi e sessuali di origine utero-infantile e persino filogenetica.
Come si può constatare, questa definizione comporta due elementi: la ripetizione di vissuti e la realizzazione di desideri. Questa distinzione è molto importante e si verifica nel corso delle sedute lunghe, in cui il sogno ha il tempo e si prende il tempo di raccontarsi in dettaglio, di dilatarsi e dispiegarsi, e poi riprendersi senza posa. Andare direttamente a pescare i desideri significa strattonare il sogno, violarlo, cadere nell’interpretazione simbolica, che non ha nulla da invidiare alle più sofisticate e popolari chiavi dei sogni. L’interpretazione del sogno deve essere associativa, lenta e paziente, deve correlare i dettagli del contenuto manifesto ai dettagli della vita attuale e passata, ai dettagli dell’albero genealogico, delle fotografie e dei disegni dei luoghi abitati. Allora, alcune associazioni di dettagli cominciano a brillare nel preconscio, lanciano segnali di riconoscimento o di appartenenza e stabiliscono sinapsi, spesso insospettate, con i messaggi derivati dalle mille sfaccettature con le quali i vissuti utero-infantili sono stati interiorizzati nell’inconscio. E la memoria si fa viva, i veri ricordi prendono corpo e si animano, completamente, con la loro carica affettiva ritrovata, talvolta sublime, talvolta crudele. Allora, da questa elaborazione associativa, che percorre tutta la vita fino al concepimento e persino agli intenti che l’hanno suscitato, i desideri aggressivi e sessuali emergono con naturalezza, quasi loro malgrado. L’interpretazione del sogno, così, non ha più nulla di abusivo o di artificiale e non si limita più a un reperimento obbligato dei desideri inconsci e relativa etichettatura simbolica, che in definitiva non tocca, né coinvolge; essa è fisiologica, personale e personalizzata, catartica nel far emergere, ricomponendola, l’intimità utero-infantile con le sue radici ancestrali.
Dal punto di vista teorico, il modello dell’organizzazione energetica dell’inconscio conferisce una coerenza esplicativa a queste osservazioni pratiche. La fisiologia degli oggetti inconsci descritti prima rende perfettamente conto dei due elementi che caratterizzano il sogno: l’attivazione-disattivazione degli oggetti inconsci durante il sonno corrisponde alla messa in tensione e, successivamente, alla distensione di vissuti utero-infantili e filogenetici memorizzati, quindi alla loro ripetizione inconscia; il che porta a una mobilitazione pulsionale, che conduce alla nascita e all’eventuale realizzazione inconscia dei desideri aggressivi e sessuali legati a quei vissuti. Tutta questa massa di informazioni messa in movimento, in interazione e connessione complesse esercita pressioni sulla censura tra l’inconscio e il preconscio. Il passaggio attraverso questa censura equivale a un cambio totale di livello di realtà e richiede, dunque, un lavoro di deformazione, per assicurare il trasferimento dei messaggi inconsci nel preconscio. Così, attingendo ogni notte alla memoria ontogenetica e ancestrale degli oggetti inconsci, il sogno alimenta e programma la memoria dei nostri oggetti preconsci e, per suo tramite, anima giorno dopo giorno la nostra vita psico-neurobiologica.
E allora, in definitiva, che cosa vuol dire interpretare un sogno? Interpretare un sogno consiste nel dare un senso, un significato al contenuto manifesto del sogno, vale a dire al sogno quale si presenta al risveglio, quale viene in mente durante la giornata o quale viene riferito in seduta. È perciò compiere il cammino inverso rispetto a quello che il sogno ha effettuato fisiologicamente nel corso della notte: risalire lungo il lavoro di deformazione, andare dalla coscienza, dallo scenario messo in scena, la sua azione, i suoi personaggi, luoghi, temi e sentimenti, fino alla comprensione del contenuto latente del sogno. Si tratta di un’operazione difficile, che nulla ha a che vedere con la decifrazione di un rebus o di un enigma e ancor meno con la risoluzione di un problema matematico. La difficoltà dell’impresa è piuttosto quella che si incontrerebbe se si volesse ripercorrere il corso naturale di un fenomeno, fino alla sua origine; per esempio, risalire un fiume, dalla sua foce e dal limo dei suoi depositi alluvionali fino agli affluenti e ai laghi, poi ai torrenti e ai ghiacciai, poi alle nuvole e alle loro goccioline di vapore acqueo che si spostano e si condensano in balìa delle correnti ascendenti dell’atmosfera, mentre l’energia si dissipa nell’infinito cosmico.
Il contenuto manifesto di un sogno è dunque l’approdo di una lunga storia, di una trascrizione in parole e di una messa in scena complesse, dove la trama originaria ha subìto molteplici travestimenti, metamorfosi, trasformazioni, aggiunte, sottrazioni, astrazioni, combinazioni di tutti i tipi. In realtà, il contenuto manifesto di un sogno, che sia enunciato in tre parole o in tremila, non significa granché. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, esso non è rivelatore della nostra identità, come lo sono le impronte digitali o il DNA. Io sfido l’analista più sperimentato sulla possibilità di certificare, per esempio, l’età, il sesso, lo stato di salute psichica o somatica di una persona basandosi sul contenuto manifesto di un sogno.
Interpretare un sogno è innanzi tutto raccontarlo, parecchie volte, lentamente – molto lentamente – dapprima senza commenti e senza occuparsi delle sue incoerenze o dei suoi lati oscuri. Lasciare che si infonda nelle correnti associative del materiale attuale e vitale che arricchisce i vuoti, gli interstizi, riveste le crepe tra una parte, una scena, una sequenza e l’altra. In questa elaborazione associativa a livello preconscio, il sogno acquisisce, a poco a poco, la consistenza, la coerenza e la tonalità affettiva di una storia vera o, piuttosto, l’autenticità di un episodio che si inscrive nella continuità e nella ripetitività di una lunga storia, quella della nostra vita, dove si mescolano vissuti, desideri, emozioni, ricordi, reminiscenze, impressioni, fantasie e altri sogni8.
Così, l’interpretazione associativa di un sogno si confonde con il lavoro analitico stesso e lo stimola. Le associazioni libere fanno lievitare il contenuto manifesto del sogno, e l’impasto onirico così ottenuto finisce per integrare associativamente la vita nel suo insieme ed esprimere, sempre associativamente, i nostri vissuti interiorizzati, i desideri, gli affetti utero-infantili e le tracce filogenetiche.
In conclusione, vorrei dire che dal sogno è possibile trarre grande profitto, anche senza aver fatto una psicoanalisi. Per quanto bello o orribile, chiaro o strampalato esso sia, bisogna prendere il sogno per ciò che è: una storia, una storia che viene dalla nostra prima infanzia e anche da prima, un fumetto, una fiaba con le sue principesse addormentate nel bosco e i suoi orchi cattivi, un’epopea lacunosa, un racconto intimo e intimista, una storia di mamma-papà-pipì-cacca, di biberon e pannolini, una storia di amore passionale o platonico, con i suoi piaceri inauditi e le sue tragiche frustrazioni, le sue esaltazioni sublimi e le sue abissali paure; una storia, anche, di gelosia e di odio, non fosse altro perché l’amore deluso si trasforma sempre in odio, una storia di ingiustizia, a cominciare da quella di questa vita che non abbiamo chiesto, una storia di punizione e di vendetta, di dipendenza soffocante o di abbandono disperato, di lotte per sopravvivere in sicurezza, per essere riconosciuto come il più bello e il più forte, per avere il controllo della situazione o semplicemente il potere… in breve, una storia segreta le cui modalità e il cui linguaggio sono quelli della prima infanzia e del mondo della notte, una notte che risale alla notte dei tempi, dunque una storia fabbricata per essere dimenticata o, in ogni caso, per essere deformata e travestita, per apparire insignificante o stravagante, banale o grottesca se vuole avere una qualche probabilità di intrufolarsi nel sonno; una storia, insomma, per la quale bisogna avere molto rispetto e umiltà, prenderla come viene, con semplicità e con un certo sorriso, senza pretendere di interpretarla alla lettera, senza strattonarla e, soprattutto, senza averne paura, perché per quanto orribile o spaventosa possa essere, essa fa parte di noi, è la nostra storia, di cui non siamo responsabili e alla quale non possiamo cambiare nulla, ma soltanto ascoltarla in silenzio, lasciando fluttuare le immagini, per dar loro il tempo di ricomporre il puzzle, oppure raccontarcela a mezza voce, lentamente, cercando di visualizzarla come un film al rallentatore e bloccando ogni tanto l’immagine, per poi eventualmente scriverla o disegnarla, farne un bozzetto pensando a episodi della propria esistenza, a certi luoghi, persone, emozioni, fotografie, lettere... ad altri sogni.
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In maniera più didattica, esporrò tre schemi d’interpretazione del sogno che ho messo a punto e la cui efficacia è stata verificata da numerosi psicoanalisti in sedute lunghe. Essi sono:
- l’elaborazione semplice del sogno
- lo studio sistematico del sogno
- lo studio comparato del sogno
Questi tre schemi possono applicarsi unicamente nel quadro delle sedute lunghe, perché poggiano sulla continuità associativa e sulle tappe nucleari che una psicoanalisi in sedute lunghe percorre fisiologicamente. Sono progressivi, in quanto ciascuno serve da trampolino al successivo. Tuttavia, è ovvio che nel corso di una psicoanalisi in sedute lunghe non è possibile esaurire sempre tutto, e che lo svolgimento del lavoro esce, talvolta, dai riferimenti scontati. L’analista sceglierà lo o gli schemi appropriati in funzione della personalità dell’analizzato, della sua capacità associativa (insight), del tipo di nevrosi e dell’avanzamento del lavoro. Se lo ritiene opportuno, l’analista potrà inoltre combinare tra loro questi schemi.
1. Elaborazione semplice
Essa consiste in un primo approccio associativo al sogno; è il sogno preso nel senso letterale del suo contenuto manifesto, alcuni elementi del quale si inscrivono direttamente nel materiale dell’analizzato. L’elaborazione semplice non ha la pretesa di svelare, parzialmente o totalmente, il contenuto latente, ma solo di mettere in rapporto, di articolare associativamente i diversi aspetti del contenuto manifesto con il materiale vitale e, eventualmente, attuale. Essa permette di integrare la storia del sogno nella storia della vita dell’analizzato, mentre, come vedremo, uno studio più approfondito del sogno permette di integrare la vita intera in un solo sogno.
Gli interventi che riguardano l’elaborazione semplice ricalcano la tecnica esplicativa della regola fondamentale. Essi procedono per gradi: in un primo tempo il sogno è detto lentamente, molto lentamente, senza preoccuparsi della sua intelligibilità, delle verosimiglianze o inverosimiglianze; è il sogno raccontato come una storia, una storia di bambino, un disegno di bambino; a poco a poco questa storia è descritta con più dettagli possibili; l’analizzato tenta di visualizzarla e di viverla emozionalmente, come un film di cui è, insieme, sceneggiatore, attore, regista e spettatore. Quando l’analizzato si trova veramente nell’intimità della sua storia onirica, non solo si disegnano delle immagini visive, ma si affacciano odori, suoni, gusti, percezioni tattili, impressioni affettivo-sensoriali, difficili da descrivere e che risalgono, probabilmente, alla vita fusionale. È per questa ragione che la considerazione della raffigurabilità del lavoro di deformazione del sogno andrebbe intesa, più ampiamente, come considerazione della sensorialità.
L’elaborazione semplice mette in connessione associativa il contenuto manifesto del sogno, la sua elaborazione, il materiale vitale e attuale dell’analizzato. In tal modo, essa favorisce il lavoro di elaborazione nella sua globalità e stimola la rievocazione: certi passaggi alla coscienza sfociano in vere e proprie prese di coscienza. A poco a poco, essa permette l’esprimersi di ripetizioni vitali fin nella loro dimensione attuale, come anche nel contenuto manifesto del sogno. La sua funzione specifica varia secondo il momento dell’analisi in cui è utilizzata.
L’elaborazione semplice del sogno può essere intrapresa in una qualsiasi fase del lavoro analitico ma soprattutto a partire dall’approccio di Edipo, in quanto, da quel momento, l’analista dispone dell’insieme del materiale vitale per fare un vero e proprio lavoro equazionale; in certi casi, essa può essere intrapresa prima e può persino servire a sbloccare un inizio di analisi contrassegnato da particolari resistenze.
Prendiamo due esempi:
a) Ci troviamo nell’"approccio di Edipo", cioè tra centottanta e duecentocinquanta ore. L’analizzato ha già menzionato, senza soffermarvisi, alcuni sogni o frammenti di sogni nella prima parte del suo lavoro. Da qualche giorno, il sogno si fa più insistente; non solo l’analizzato ne parla, ma di tanto in tanto ne descrive una parte in rapporto diretto con l’uno o l’altro elemento del materiale vitale o attuale. La dinamica delle sedute è globalmente associativa e le resistenze sono poco attive. In queste circostanze, l’analista può intervenire dopo il racconto di un sogno per spiegare la tecnica dell’elaborazione semplice; è un intervento che parte dal materiale propriamente detto, direttamente dal sogno o dalle prime associazioni che esso suscita. Se il giorno successivo l’analizzato non prosegue nella elaborazione onirica, è preferibile non intervenire, ma aspettare due o tre giorni, per vedere se vi ritorna spontaneamente e in quale contesto. Il ricorso all’elaborazione semplice del sogno, durante l’approccio di Edipo, ha le funzioni specifiche di stimolare la verbalizzazione dell’intimità corporea, sessuale, parentale, familiare e di accostarsi il più possibile alla nozione di desiderio.
b) Ci troviamo nell’"approfondimento di Edipo", cioè generalmente tra trecento e quattrocento ore. Si tratta di introdurre la tecnica dell’elaborazione semplice o di riprenderla se è già stata utilizzata nell’approccio di Edipo. Da qualche seduta, l’analizzato porta ogni giorno il sogno della notte, sia all’inizio della seduta, sia nel corso del materiale. Anche qui, la verbalizzazione deve essere globalmente associativa e le resistenze poco attive. Sul piano tecnico, l’intervento si fa come nel primo esempio, ma tenendo conto degli equivalenti equazionali che si configurano. Nell’approfondimento di Edipo, l’elaborazione semplice ha la funzione specifica di approfondire associativamente il polo incestuoso e il polo omicida di Edipo fin nelle loro ripetizioni sostitutive, di valutare la loro simmetria o asimmetria tenendo conto della delusione amorosa che rovescia l’amore in odio, di mettere in luce la percentuale di Edipo positivo e negativo, di liberare l’espressione della fedeltà incestuosa come dell’infedeltà colpevole, la possessività-gelosia, gli elementi di castrazione, il romanzo familiare e la scena primaria.
2. Studio sistematico
Esso consiste nel descrivere associativamente il sogno secondo i seguenti cinque punti di vista: la geografia, i personaggi, i temi, l’azione e le emozioni. Questo studio presuppone che l’analizzato si sia familiarizzato con il sogno, che abbia già effettuato l’una o l’altra elaborazione semplice. La condizione indispensabile per cominciare uno studio sistematico del sogno è la nitidezza degli oggetti preconsci e l’abbozzo del loro statuto di equivalenti equazionali che si disegna nel materiale dell’analizzato; il lavoro associativo si svolge senza resistenze di rilievo e la fluidità equazionale che sta nascendo lascia apparire gli oggetti inconsci. In termini cronologici, lo studio sistematico può cominciare dall’ultimo terzo dell’approfondimento di Edipo o, meglio, quando si affronta ciò che definisco il "complesso della madre primaria", centrato sul bambino-pene della madre e sul vissuto precoce di assenza di pene della madre9 (circa cinquecento ore).
a) Punto di vista geografico
L’elaborazione dettagliata della geografia di un sogno conduce l’analizzato a ripercorrere associativamente certi luoghi in cui ha vissuto e che ha disegnato nel corso del lavoro. Egli perviene abbastanza rapidamente ad una geografia psicobiologica: la geografia sessuale e aggressiva del suo corpo, ma anche del suo psichismo, la geografia familiare e parentale (scena primaria), la geografia materna, la geografia utero-fetale... e giunge, eventualmente, a una percezione della geografia dell’energia del vuoto. Il punto di vista geografico ha grande importanza per la risoluzione di certe angosce-paure, in particolare quelle di natura fobica, e per disinnescare l’equazione angoscia-paura della castrazione = angoscia-paura della morte = angoscia-paura del vuoto.
b) Punto di vista dei personaggi
È evidente che il solo e unico personaggio in gioco nel contenuto latente del sogno è la propria persona. I personaggi utilizzati dal lavoro di deformazione sono sostituti che si inscrivono spesso in una catena associativa (equazione) che riconduce ai sostituti privilegiati dei genitori e degli antenati. L’analizzato passa così più facilmente dalla madre edipica alla madre fusionale, dal padre edipico al padre totemico, dalla castrazione fallica alla castrazione primaria, dalla funzione sfinterica alla funzione sinaptica. Ritrovando le sue tracce onto- e filogenetiche, l’analizzato riesce a collocarsi nella discendenza materna e paterna, il che comporta una relativizzazione delle persone implicate nella formazione sostitutiva e, di conseguenza, dell’amore e dell’odio. Il punto di vista dei personaggi gioca, inoltre, un ruolo chiave nell’analisi progressiva delle differenti sfaccettature ripetitive del transfert.
c) Punto di vista dei temi
Come ho detto prima, i temi (ivi compresi quelli concettuali e simbolici) sono soggetti privilegiati, che tendono cioè a ripetersi in uno stesso contesto associativo lungo tutto il materiale dell’analizzato. Per l’analista, i temi costituiscono dei referenziali psichici, il cui reperimento è particolarmente importante in quanto essi sono sinonimo di oggetti preconsci in risonanza equazionale con gli oggetti inconsci. Lo studio sistematico del sogno fa emergere in maniera direi macroscopica gli oggetti preconsci, il loro statuto di equivalenti equazionali, così come le equazioni propriamente dette, da cui emergono gli oggetti inconsci, con il loro bagaglio di vissuti utero-infantili e di desideri aggressivo-sessuali.
In ogni analisi, due temi generali meritano una particolare attenzione da parte dell’analista: il denaro e la religione (e quest’ultimo anche se l’analizzato è o si dichiara ateo). Il denaro e la religione, che non esistono nell’inconscio, giocano tuttavia un ruolo di prim’ordine nella vita e guidano il mondo a modo loro. Ma com’è possibile che qualcosa che non esiste nell’inconscio possa essere così determinante nella politica, nella sociologia…, nel carattere e nella nevrosi? Le sedute lunghe, in particolare durante lo studio sistematico del sogno, mettono in luce che il denaro e la religione sono oggetti preconsci e sono equivalenti equazionali nucleari, nel senso che cristallizzano in se stessi l’aggressività-sessualità di tutti gli stadi, momenti e periodi dell’ontogenesi, e di certi eventi della filogenesi: l’ingiustizia originaria ed esistenziale, l’onnipotenza fusionale, ma anche l’annichilimento che ne deriva, l’onnipotenza narcisista e il suo egotismo, il potere di appropriazione e di controllo sfinterico, il potere fallico, il potere edipico con i suoi corollari di diritto all’incesto e diritto all’omicidio. Si comprende così come il denaro e la religione costituiscano i rifugi naturali delle resistenze, siano esse dovute al ritorno del rimosso durante il lavoro analitico, o siano, più generalmente, resistenze alla psicoanalisi in sé. L’elaborazione spontanea e progressiva di questi due temi costituisce per l’analista un prezioso criterio di superamento delle resistenze e di avanzamento del lavoro. A ogni modo, il denaro e la religione devono essere oggetto di un intervento equazionale ampio in ogni analisi, a partire dall’approfondimento di Edipo.
d) Punto di vista dell’azione
Nel contenuto manifesto, la dinamica si esprime sia direttamente, attraverso le azioni che si svolgono o che sono bloccate, sia indirettamente, attraverso il movimento pulsionale che la maggior parte dei verbi implica. L’elaborazione della dinamica fa sprofondare nel cuore del conflitto psichico e permette di elencare, secondo una prospettiva ontogenetica, pulsioni elementari ben definite, desideri inconsci specifici e meccanismi di difesa corrispondenti. Essa favorisce la presa in considerazione delle tre coppie di opposti che, sulla base di amore/odio presiedono allo sviluppo dell’identità e cioè dipendenza/mancanza, controllo/perdita di controllo, pene/assenza di pene. Assegnando alla funzione sfinterica il suo significato psicobiologico di replica macroscopica della funzione sinaptica, questo punto di vista spiega il ruolo determinante della meccanica anale, la sua influenza retroattiva sullo stadio iniziatico-orale e le ripercussioni anteroattive sullo stadio fallico. Infine, essa permette di visualizzare certi elementi dei meccanismi propri dell’inconscio: lo spostamento, la condensazione, la rimozione, la proiezione e l’identificazione.
e) Punto di vista delle emozioni
Riguarda le sensazioni, le manifestazioni affettive, i sentimenti, l’angoscia, le paure e la colpevolezza, che appaiono nel contenuto manifesto o durante la sua elaborazione. Tutte queste emozioni sono espressione dell’affetto inconscio, maggiormente legato alla quantità (intensità, ampiezza e frequenza) che alla qualità (maniera, modo, circostanze e condizioni) dei vissuti interiorizzati. In altri termini, il punto di vista delle emozioni è un eccellente rivelatore del rimosso, vale a dire delle forze che tendono a opporsi alla rievocazione e a mantenere fuori dal campo della memoria tali vissuti e i desideri associati. È così, per esempio, per la guerra uterina, il trauma della nascita, la scena primaria, la castrazione primaria, la falsa presenza, il doppio legame, i litigi parentali, i desideri di incesto e di uccisione…
3. Studio comparato
Lo studio comparato del sogno deriva naturalmente dallo studio sistematico. In effetti, un sogno studiato in dettaglio, secondo i cinque punti di vista, risveglierà associativamente un altro sogno, e poi un altro ancora... che formano insieme una catena onirica. Lo studio comparato del sogno consiste nell’elaborazione congiunta di un numero di sogni (da cinque a dieci) che l’analizzato ha progressivamente assimilato nel corso del lavoro. Su questi sogni di base vengono a innestarsi, a poco a poco, i sogni attuali. Lo studio comparato del sogno è il coronamento di un’analisi personale che si spinge molto in profondità. Abitualmente, in analisi personale mi attengo allo studio sistematico e utilizzo lo studio comparato per l’analisi didattica.
Praticamente, lo studio comparato del sogno parte dallo studio sistematico di un sogno scelto, per passare poi a un altro, poi ad altri ancora. A poco a poco, le sequenze oniriche di un sogno, dirette o scaturite dall’elaborazione, emettono degli pseudopodi associativi verso una sequenza dello stesso sogno o di un altro. Questo sistema pseudopodico va sempre più nel dettaglio e diventa sinaptico. Si finisce per avere un amalgama onirico, che integra associativamente tutti i sogni, il materiale vitale, il materiale attuale, i supporti tecnici (compreso il materiale delle registrazioni che, spesso, viene studiato in questa fase). La trama onirica si articola alla trama storica e vi si confonde, sviluppando associativamente la trama equazionale che riconduce gli oggetti preconsci ai loro equivalenti inconsci, da cui affiorano vissuti utero-infantili, desideri e fantasmi aggressivo-sessuali, difese riuscite o fallite.
Lo studio comparato del sogno, inglobando lo studio sistematico, ci mette a diretto contatto con la pulsione di morte-di vita e con la sovradeterminazione, che si apre sulla complessità infinita dell’inconscio: un elemento onirico esplode in mille dettagli associativi, che combaciano con mille dettagli onirici, di cui ciascuno esplode associativamente in mille dettagli, che si dissolvono a loro volta nell’infinito dell’inconscio... Il sogno è infinito!
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- Masson, J. M. (1985). The Complete Letters of Sigmund Freud to Wilhelm Fliess, 1887-1904,42:352-354. ⬆︎
- S. Fanti e coll., Dictionnaire pratique de la Psychanalyse et de la micropsychanalyse (1983), Paris, Buchet/Chastel, 2003, def. 404. ⬆︎
- Ibid., def. 14. ⬆︎
- S. Freud, L’Interprétation des rêves (1900), Paris, PUF 1967, p. 517.⬆︎
- M. Solms, "Neuroscience", in Textbook of psychoanalysis, Washington DC, American Psychiatric Publishing Inc, 2005, p. 534-546. ⬆︎
- E. Kandel, "Biology and the future of psychoanalysis", in American Journal of Psychiatry, vol. 156, n° 4, 1999, p. 505-524. ⬆︎
- C. Lasquier, "L’Inconscio e i fenomeni sub-atomici", in Bollettino dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, Tirrenia Stampatori, Torino 1986, n° 2, p. 21. ⬆︎
- Proust l'aveva capito intuitivamente: nei suoi testi, egli utilizzava il sogno come processo di narrazione che lo conduceva all'intimità più remota delle nostre origini. Cf. N. Deschamps, " Le sommeil-rêve comme laboratoire du texte proustien ", in L’infini, l’inachevé, Etudes Françaises, Les Presses de l’Université de Montréal, 30-1, 1994, p. 59-79. ⬆︎
- Vedi il mio articolo "L’aggressività: pulsioni alla stregua di quelle sessuali, ontogenetiche di origine filogenetica", in Bollettino dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, Tirrenia Stampatori, Torino 1997, n° 22. ⬆︎
